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Aquile nel vento

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Foto fonte Internet Non permettere ch'io m’involi senza di te. Non ti aspetterò a lungo, non rimarrò immobile tradendo il viscerale richiamo. Non trattenermi per i polsi, ma afferra i miei fianchi, aggrappati ad essi come naufrago che ghermisce lo scoglio. Pezzi di noi ancora sanguinanti si staccheranno, fardelli ormai vani. Ci imbatteremo in creature inconsuete e apprenderemo i loro linguaggi. Coglieremo i loro fremiti quando un riflesso squarcerà l’apparenza. Senza gioghi godremo i nostri passi e tenderemo le membra come aquile che catturano il vento. Alessandra Gabbanelli

Veregra Street

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Foto fonte Internet Sorrisi sornioni si stagliano intorno. Ma non varco ancora le soglie dell’audacia, non sfioro la mano che, calda, mi si offre. Note festose colorano l’aria, trampolieri fluorescenti accanto a chioschi di cibi succulenti scompaginano le coordinate consuete e accompagnano al naufragio i virtuosi intendimenti. Un turbamento intermittente si fa strada tra frammenti di ricordi. Una birra ancora, qualche parola, brevi scintille negli sguardi. E siamo avvolti dalla notte, guidati dal vento, pensieri come nuvole lievi, il nostro respiro che materializza davanti a noi disegni opalescenti di acrobati del tempo. Cosa diverrà questo cielo imbevuto d’incanto? Forse spettatore silente di sinuosi sentieri da inventare. Alessandra Gabbanelli

Mie Marche

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Foto fonte Internet Non ti conosco mai abbastanza mia terra gentile. Eppure sollevi il mio sguardo ai tuoi articolati misteri. Non si esaurisce l’incanto di viaggi ideali e reali nelle multiformi espressioni del tuo volto. Ti plasmano il tempo, gli elementi e chi ti abita, semidea ferita e mai piegata. Non neghi di te i variopinti tesori. Ed io posso solo cantare per te, gioire vorticosa come in un ebbro Bolero. Confondo in me acque, colori, altezze, golosità e genialità. Angelica e demonica mi mescolo alle tue zolle trasudanti aromi di brezze insinuanti. Alessandra Gabbanelli

L'uomo del coniglio

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Bozzetto di Mary Napoleoni Ci sono opere che ti lasciano addosso qualcosa di indefinito che ti risuona nei giorni successivi e germoglia in forme inaspettate. E’ questo il caso de “L’uomo del coniglio”, monologo della drammaturga uruguaiana Ana Magnabosco (traduzione di Monica Menosse Hutton), proposto in prima assoluta il 24 e 25 febbraio 2018 al Teatro Nuovo di Capodarco di Fermo. L’attore Gianluca Marinangeli, che cura anche la regia, trova una cifra interpretativa intensa, misurata, densa, efficacissima nel dare corpo al protagonista Catalino. La sua presenza scenica, i gesti, i silenzi, i sorrisi, la modulazione della voce ci restituiscono un personaggio sfaccettato, ironico, poetico, umanissimo. Egli, licenziato dalla fabbrica dove lavorava, vive in una povera stanza e si rivolge al suo amico Peppino che non vediamo cercando di convincerlo a rimettersi in gioco e a prendersi cura di un coniglio che potrà essere il primo di un piccolo allevamento. Cerca poi di coinvolge...

Mare intorno

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Foto fonte Internet: Katsushika Hokusai "La grande onda di Kanagawa" Galleggerò anche in violenta tempesta. Mi illuderò di annullare la forza potente che mi àncora alla riva. Annegherò più e più volte fino ad esserne esausta e tornerò alla luce con avido respiro. Piccoli aculei minacciosi apriranno ferite brucianti sulla pelle. Mi aggrapperò ai tuoi occhi nelle pieghe della mente, arabeschi fluttuanti di materia incandescente, iridi d’acqua che si tuffano nel mare intorno a me e, simili a specchi fatati, riflettono remoti boschi brulicanti di vita, cieli maestosi che ubriacano d’immensità. In bocca sapori salmastri di troppi forse, di troppe domande. Ricordi e sogni si rincorrono in improvvisati equilibri. Come impetuose maree sotterranee carezze scompongono e ricompongono mosaici di mutevoli esistenze. Alessandra Gabbanelli 

Coltre di nebbia

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Passi esitanti su lande ferite, negli occhi un pulviscolo opaco, materia pungente di nebbia compatta. A testa alta avanzo, ammaccata e indocile creatura, oltre pieghe insondabili d'azzurro e d'ottanio. Un profilo consueto e ignoto si delinea nella tenebra densa, si staglia radioso, irriverente. Con gesto sottile mi accoglie. Sfuma l'antico timore in bagliori incandescenti. E abbraccio un'altra me, inusitata forma di incontenibili spazi. Alessandra Gabbanelli Pubblicata su UT rivista d'arte e fatti culturali n° 62 "Oltre"

Sorridente fragilità

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Ti ho osservato non vista. Eri fermo sulla tua sedia a rotelle, la tua serenità si espandeva intorno. Stavi lì ad occhi chiusi, muto e la calda luce ti cullava. Le tue membra si riscaldavano al sole di novembre. Cercavi e assaporavi la vita che si infondeva nel tuo anziano e bellissimo viso. La fragilità dei tuoi anni scompariva a quel calore, e nulla poteva in quell'istante indelebile. Alessandra Gabbanelli